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il Figlio Prodigo - Luca 15:11-24

di Marco deFelice, www.veravita.org, per mercoledì, 20 marzo, 2013 --- cmd apb ----
parole chiavi: figlio prodigo, peccato, ribellione, perdono, cuore di Dio

Oggi, vorrei guardare insieme a voi una parabola che probabilmente conosciamo molto bene, la parabola del figlio prodigo, che Gesù Cristo usò per insegnarci come ricevere il perdono ed essere riconciliati con Dio.

Trovate Luca 15. Leggiamo dal v.11-13

1) il cuore naturale dell'uomo vv. 11-13

“11 disse ancora: "un uomo aveva due figli. 12 il più giovane di loro disse al padre: "padre, dammi la parte dei beni che mi spetta". E il padre divise fra loro i beni. 13 pochi giorni dopo il figlio più giovane, raccolta ogni cosa, se ne andò in un paese lontano e là dissipò le sue sostanze vivendo dissolutamente.” (Lu 15:11-13 LND)

La prima cosa che vediamo in questa parabola è un uomo che segue l'inclinazione naturale del suo cuore. Vediamo quanto questo figlio giovane ha fretta di gestire la propria vita, allontanandosi dalla casa del suo padre buono. Poi spende la sua vita cercando soddisfazioni in ciò che il mondo offre.

In realtà, questo figlio rappresenta quello che siamo noi tutti per natura. Per natura, siamo pieni di orgoglio, e vogliamo fare di testa nostra. Per natura, non desideriamo avere la comunione e una stretta amicizia con Dio. Piuttosto, ci allontaniamo da Dio, ci allontaniamo per metterci nelle tenebre. Per natura spendiamo il nostro tempo, e le nostre forze, e le nostre capacità, e diamo il nostro cuore a cose che non possono veramente portarci vero beneficio.

Certamente, facciamo questo in tanti modi diversi. C'è chi è attaccato a soldi, e a ciò che si può comprare con i soldi. Quella persona si dedica ad avere sempre più soldi. Questo nonostante il fatto che indipendentemente da quanti soldi uno ha non arriva mai ad essere veramente soddisfatto. Chi è attaccato ai soldi è schiavo del suo desiderio di soldi. Infatti, leggiamo nella Bibbia, in 1Timoteo 6:10

“L’avidità del denaro infatti è la radice di tutti i mali e, per averlo grandemente desiderato, alcuni hanno deviato dalla fede e si sono procurati molti dolori.” (1Timoteo 6:10 LND)

Altri si dedicano a cercare di soddisfare le passioni fisiche. Viviamo in una società in cui il sesso ci viene sempre messo davanti gli occhi ovunque guardiamo. La nostra società è satura di sesso, che promette quello che non può mai veramente dare. Infatti, l'impurità contamina sia il corpo che la mente e il cuore della persona. Vediamo nella società tante vite rovinate da questo peccato. Questo giovane della parabola cercava di soddisfare questa passione, e la sua vita è stata rovinata.

Ci sono persone che cercano piaceri di vario tipo. Per esempio vogliono una bella vita, con tante belle esperienze, e belle cose. Anche questo è una forma di schiavitù. Non si arriva mai alla vera e piena soddisfazione. Per quanto uno può ottenere, desidera sempre di più. Vivere cercando di soddisfare il cuore in questi modi vuol dire correre, e correre, senza mai arrivare al vero traguardo.

Inoltre, prima o poi, scegliere la soddisfazione al di fuori di Dio porterà sempre alla rovina della persona.

Un brano della Bibbia che descrive il nostro cuore si trova in Isaia 53:6. Ve lo leggo.

“noi tutti come pecore eravamo erranti, ognuno di noi seguiva la propria via, e l’Eterno ha fatto ricadere su di lui l’iniquità di noi tutti.” (Isaia 53:6 LND)

Notate che noi tutti siamo come pecore erranti. Sbagliamo tutti, perché ognuno di noi segue la propria via. Magari la mia via è diversa della tua via, ma è la mia via, non è la via che Dio ha stabilito per me. Quindi, in realtà, siamo in uno stato di ribellione contro Dio, perché non cerchiamo la sua via.

Per natura, non sappiamo nemmeno di camminare nelle tenebre. Per natura, siamo spiritualmente ciechi. Abbiamo bisogno dell' opera di Dio in noi prima che possiamo iniziare a vedere veramente. Anche se conosciamo la Bibbia, non vuol dire che vedremo veramente la nostra condizione. Occorre l' opera di Dio in noi per riconoscere chi siamo veramente.

Leggiamo una descrizione della nostra condizione spirituale nel Salmo 82:5

“essi non conoscono nulla e non intendono nulla, e camminano nelle tenebre...” (Salmo 82:5 LND)

In 1 Corinzi 2:14,15 leggiamo

“14 Or l’uomo naturale non riceve le cose dello Spirito di Dio, perché sono follia per lui, e non le può conoscere, poiché si giudicano spiritualmente. 15 Ma colui che è spirituale giudica ogni cosa ed egli non è giudicato da alcuno.” (1Corinzi 2:14-15 LND)

Per natura, siamo tutti uomini naturali. Per natura, le verità di Dio sono follia per noi, non le possiamo conoscere. Possiamo impararle a livello intellettuale, ma esse non arrivano ad illuminare i nostri cuori ottenebrati. Abbiamo bisogno dell'opera di Dio in noi prima di riuscire a vedere veramente le ricchezze delle verità di Dio. Dobbiamo pregare Dio di aprirci gli occhi, affinché vediamo le verità che per natura non vediamo.

2) Le sofferenze insegnano

Passiamo a leggere i versetti 14-16.

“14 ma quando ebbe speso tutto, in quel paese sopraggiunse una grave carestia ed egli cominciò ad essere nel bisogno. 15 allora andò a mettersi con uno degli abitanti di quel paese, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci. 16 ed egli desiderava riempire il ventre con le carrube che i porci mangiavano, ma nessuno gliene dava.” (Luca 15:14-16 LND)

In questa parabola, un secondo punto importante è che questo giovane uomo impara attraverso le sofferenze che il peccato è un duro padrone In questa parabola, questo giovane spende tutto quello che ha, e poi arriva alla dura schiavitù del peccato. Soffre tanto, a causa delle sue scelte peccaminose. Arriva al punto di desiderare il cibo dei maiali, ma non c'è nessuno che gliene dà. Avendo scelto la via del peccato, egli arriva ad un punto in cui non c'è nessuno che lo cura minimamente. Finché aveva soldi, aveva tanti amici. Ma adesso che si trovo senza soldi, si trova nel più profondo bisogno, tutto solo. Grande è la sua sofferenza.

Quanto è importante imparare che il peccato è un padrone duro. Ognuno può essere schiavo del peccato, oppure schiavo di Cristo. Il peccato è un padrone molto duro e cattivo. Primo o poi, colui che segue la via del peccato si trova in brutte condizioni. Chi è senza Cristo non ha mai la vera gioia nel cuore. Chi è senza Cristo può stare in compagnia e ridere, ma non ha vera pace nel cuore. Dentro, c'è solo stanchezza, un desiderio per qualcosa che non troverà mai se non solo in Gesù Cristo.

Tante persone arrivano alle verità che troviamo nel Salmo 4:6 e in Isaia 57:21.

“molti dicono: "chi ci farà vedere il bene?". (Salmo 4:6)
“"non c’è pace per gli empi," dice il mio DIO.” (Isaia 57:21)

La via del peccato può iniziare con tanti piaceri, e uno può essere molto contento all'inizio, ma in seguito porta ad avere gravi problemi e alla la rovina eterna. Quanto è importante che riconosciamo questa verità. Ed è una verità, anche se il mondo vorrebbe negarla. Il peccato è una schiavitù. Promette belle cose, ma in realtà porta alla rovina.

In Proverbi 13:15 leggiamo:

“...il procedere dei perfidi è nocivo.” (Proverbi 13:15 LND)

In altre parole, la via di chi sceglie il peccato è una via dura, dolorosa. L'uomo senza Dio soffre moltissimo, anche se molta sofferenza è nascosta. Ci Può essere sofferenza nei litigi, e nei rapporti stressanti. Ci Può essere ansietà, e paure, e preoccupazioni. Ci Può essere l'odio, che fa più male alla persona che odia rispetto a chi viene odiato. Il peccato porta sofferenza. Promette belle cose, ma in realtà rovina la vita, e anche l'eternità.

In Galati 6: leggiamo

“7 non v’ingannate, Dio non si può beffare, perché ciò che l’uomo semina quello pure raccoglierà. 8 Perché colui che semina per la sua carne, dalla carne raccoglierà corruzione, ma chi semina per lo Spirito. dallo Spirito raccoglierà vita eterna.” (Galati 6:7-8 LND)

Prego che possiamo comprendere che il peccato è un cattivo padrone, che promette bene ma porta in realtà solo male.

L'apostolo Paolo dichiara in Romani 6:21

“quale frutto dunque avevate allora dalle cose delle quali ora vi vergognate? poiché la loro fine è la morte.” (Romani 6:21 LND)

Quando arriveremo davanti a Dio, ci vergogneremo di tutte le cose che andavano contro la santità di Dio. Tutte quelle cose in realtà non ci portano alcun buon frutto. Portano alla vergogna, portano alla sofferenza, e portano alla morte, separati da Dio.

Questa parabola ci mostra che la via del peccato, che è la via naturale di ogni persona, è una via che nonostante prometta belle cose, porta alla schiavitù, porta alla rovina, porta alla sofferenza, e allontana da Dio.

3) l'uomo che si rende conto della sua condizione, e decide di ravvedersi 17-19

Leggiamo ora 17-19, per vedere quello che questo giovane ha capito.

“17 allora, rientrato in sé, disse: "quanti lavoratori salariati di mio padre hanno pane in abbondanza, io invece muoio di fame! 18 Mi leverò e andrò da mio padre, e gli dirò: padre, ho peccato contro il cielo e davanti a te 19 non sono più degno di essere chiamato tuo figlio; trattami come uno dei tuoi lavoratori salariati” (Luca 15:17-19 LND)

Qui arriviamo ad un punto estremamente importante. Finalmente, quando non può andare più basso, questo giovane uomo si rende conto dei suoi problemi, che aveva già visto. Inoltre riconosce che la sua condizione è dovuta al fatto che è lontano dal padre, e che ha peccato contro il padre. In altre parole, riconosce che egli stesso è responsabile della situazione in cui si trova. Riconosce che sta soffrendo a causa dei suoi peccati. E riconosce che ha bisogno di tornare al padre con vero ravvedimento.

Il fatto di riconoscere il suo bisogno di fare ciò non significa poi farlo. Infatti una persona può arrivare al punto di riconoscere di essere nel peccato, di riconoscere che il suo peccato ha creato i suoi problemi, e di riconoscere che dovrebbe ravvedersi e tornare a Dio. Ma solo perché si riconosce tutto questo non vuol dire che si torna a Dio. È un buon passo nella direzione giusta, ma è solo un passo. Non è ancora il vero cambiamento di cuore. È riconoscere il cambiamento che serve. Chi non pensa, chi non riconosce la sua condizione, non può ravvedersi. E tristemente, tante persone non arrivano mai a riconoscere veramente la propria condizione.

Questo giovane uomo ha capito questo. Ognuno di noi dovrebbe considerare la propria vita. Bisogna arrivare a riconoscere la propria condizione. Ma non bisogna fermarsi là. Se questo giovane uomo avesse solo pensato queste cose, senza poi fare quello che aveva pensato, sarebbe rimasto sempre in quella condizione.

4) il giovane si rivolge a Dio con vero ravvedimento e fede

Leggiamo ora i versetti 20-24

“20 egli dunque si levò e andò da suo padre. ma mentre era ancora lontano, suo padre lo vide e ne ebbe compassione; corse, gli si gettò al collo e lo baciò. 21 E il figlio gli disse: "padre, ho peccato contro il cielo e davanti a te e non sono più degno di essere chiamato tuo figlio". 22 ma il padre disse ai suoi servi: "portate qui la veste più bella e rivestitelo, mettetegli un anello al dito e dei sandali ai piedi. 23 portate fuori il vitello ingrassato e ammazzatelo; mangiamo e rallegriamoci, 24 perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato". E si misero a fare grande festa.” (Luca 15:20-24 LND)

In questa parabola, Gesù ci mostra che questo giovane ha portato a compimento i suoi pensieri che servivano per il suo ravvedimento. Vediamo che egli lascia quel paese lontano, e torna alla casa del padre, portando a compimento il suo proposito di ravvedersi. Egli confessa il suo peccato senza alcuna scusa. Leggiamo che si levò e andò.

Queste sono parole che rivelano un vero ravvedimento e una vera conversione del cuore. Quando un uomo viene toccato veramente dallo Spirito Santo, non gli basterà solo riconoscere quello che dovrebbe fare. Abbandonerà il peccato, lascerà il peccato. Cesserà di fare il male. Imparerà a fare il bene. Si rivolgerà a Dio con una preghiera umile. Confesserà le sue iniquità, i suoi peccati. Non si scuserà in alcun modo per i suoi peccati.

Infatti, questo è un aspetto importante del vero ravvedimento. Il vero ravvedimento porta a confessare il proprio peccato senza alcuna scusa. Vediamo un esempio del vero ravvedimento in Salmo 51. Leggo alcuni versetti di questo Salmo, notate che Davide non si giustifica, non si scusa, dichiara soltanto quanto ha peccato contro Dio.

“1 «al maestro del coro. salmo di Davide, quando il profeta Nathan venne a lui, dopo che egli aveva peccato con Bathsceba.» abbi pietà di me, o DIO, secondo la tua benignità; per la tua grande compassione cancella i miei misfatti. 2 Lavami completamente dalla mia iniquità e purificami dal mio peccato. 3 Poiché riconosco i miei misfatti e il mio peccato mi sta sempre davanti. 4 Ho peccato contro di te, contro te solo, e ho fatto ciò che è male agli occhi tuoi, affinché tu sia riconosciuto giusto quando parli e retto quando giudichi. 5 Ecco, io sono stato formato nell’iniquità e mia madre mi ha concepito nel, peccato. 6 Ma a te piace la verità che risiede nell’intimo, e m’insegni la sapienza nel segreto del cuore. 7 Purificami con issopo, e sarò mondo; lavami, e sarò più bianco della neve. 8 Fammi sentire gioia e allegrezza, fa’ che le ossa che hai spezzato festeggino. 9 Nascondi la tua faccia dai miei peccati e cancella tutte le mie iniquità. 10 O DIO crea in me un cuore puro e rinnova dentro di me uno spirito saldo. 11 Non rigettarmi dalla tua presenza e non togliermi il tuo Santo Spirito. 12 Rendimi la gioia della tua salvezza, e sostienimi con uno spirito volenteroso.” (Salmo 51:1-12)

In questo Salmo, vediamo per prima cosa che Davide proclama la sua colpa, non a stento, non giustificandosi, ma al contrario non parla solo del peccato che ha commesso, ma del suo cuore malvagio che lo aveva spinto a peccare.

Questo è molto diverso da quello che noi facciamo di solito. Quanto spesso abbiamo difficoltà ad ammettere i nostri peccati, e poi, cerchiamo di aggiungere tante scuse e giustificazioni, per far intendere che in realtà, non era proprio un peccato di cuore, ma era dovuto più alle circostanze. Fare questo non è confessare il peccato. Confessare il peccato è fare ciò che Davide fà in questo salmo. È riconoscere che pecchiamo con le nostre parole e azioni perché il peccato è nei nostri cuori. Quindi, non è solo chiedere scusa per un'azione sbagliata, o delle parole sbagliate, piuttosto, è prendersi la piena responsabilità per il proprio peccato, e desiderare profondamente che il nostro rapporto con Dio sia riconciliato.

Notate che ciò che Davide desidera è la comunione con Dio, che è la fonte della gioia della salvezza.

Questo è il cuore che vediamo in Davide nel Salmo 51, e questo è il cuore che vediamo nel figlio prodigo. Egli non si scusa, non si giustifica, egli non pretende nulla. Al contrario con grande umiltà, confessa il suo peccato.

Vediamo un altro esempio di un vero ravvedimento nelle parole del pubblicano, un uomo che riscuoteva le tasse, quando entrò nel tempio a pregare. Leggo di lui in Luca 18:13.

“il pubblicano invece, stando lontano, non ardiva neppure alzare gli occhi al cielo; ma si batteva il petto, dicendo: "O Dio, sii placato verso me peccatore,"” (Luca 18:13 LND)

Questo uomo era talmente aggravato dei peccati che non osava neanche alzare gli occhi. Riconosceva quanto era grande il suo peccato. Sapeva di non meritare nulla da Dio. Chiese perdono.

Notiamo quello che Gesù dice di lui:

“io vi dico che questi, e non l’altro, ritornò a casa sua giustificato, perché chiunque si innalza sarà abbassato e chi si abbassa sarà innalzato,"” (Luca 18:14 LND)

Questo uomo è tornato a casa giustificato. In altre parole, fu pienamente perdonato. Fu riconciliato con Dio. Poteva godere la gioia della salvezza.

Quando non vogliamo abbassarci, quando vogliamo in qualche modo scusarci, o negare di aver tutta la colpa, non avremo mai il perdono e non avremo la gioia della salvezza.

È importante che riconosciamo che un certo ravvedimento che non è profondo, diverso da quello di Davide nel Salmo 51, o del pubblicano in Luca 18, o del figlio prodigo, quasi sicuramente non è un vero ravvedimento. Il vero ravvedimento è attivo. È abbandonare il peccato. È confessare veramente il peccato senza scuse. È prendere una nuova via.

Il fatto di essere rattristati a causa del peccato, e piangere, e desiderare di avere una vita diversa, e fare grandi propositi, è inutile se non è accompagnato da un vero cambiamento di vita, e da un vero ravvedimento. Anzi, fare tutte quelle cose senza essere veramente ravveduto rende più difficile il vero ravvedimento, in quanto addormenta la coscienza.

Ricordiamo che esiste la tristezza del mondo per il peccato, e la tristezza secondo Dio. Leggo 2 Corinzi 7:8-10

“8 perché, anche se vi ho contristato con quell’epistola, ora non me ne dispiace anche se mi è dispiaciuto, poiché vedo che quell’epistola, quantunque per breve tempo, vi ha rattristati. 9 Ora mi rallegro, non perché siete stati rattristati, ma perché siete stati rattristati a ravvedimento, poiché siete stati rattristati secondo Dio, affinché in nessuna cosa aveste a ricevere alcun danno da parte nostra. 10 La tristezza secondo Dio infatti produce ravvedimento a salvezza, che non ha rimpianto; ma la tristezza del mondo produce la morte.” (2Corinzi 7:8-10)

Quando siamo tristi a causa dei nostri peccati, dobbiamo riconoscere se siamo rattristati per i problemi che ci hanno causato, o se siamo rattristati perché abbiamo peccato contro Dio. Il vero ravvedimento produce una tristezza dovuta al fatto che abbiamo peccato contro Dio.

Perciò, invito ciascuno a valutare la propria vita. Com'è che vedi la tua condizione? Riconosci il tuo peccato? Ti sei veramente ravveduto per il tuo peccato? Il tuo ravvedimento, se è vero, porterà dei veri cambiamenti di vita. Questo giovane, il figlio prodigo, si levò e andò, e tornò a suo padre per confessare il suo peccato. Questo è frutto del vero ravvedimento.

Prego che ciascuno di noi avrà un vero ravvedimento.

5) il giovane perdonato e accolto da Dio

A questo punto della parabola, vediamo qualcosa di meraviglioso, che ci dà grande speranza. Vediamo come questo giovane è stato accolto dal suo padre. Ricordate che questo serve per insegnarci come Dio accoglie un peccatore veramente pentito. Leggo ancora i versetti 20-24.

“20 egli dunque si levò e andò da suo padre. ma mentre era ancora lontano, suo padre lo vide e ne ebbe compassione; corse, gli si gettò al collo e lo baciò. 21 E il figlio gli disse: "padre, ho peccato contro il cielo e davanti a te e non sono più degno di essere chiamato tuo figlio". 22 ma il padre disse ai suoi servi: "portate qui la veste più bella e rivestitelo, mettetegli un anello al dito e dei sandali ai piedi. 23 portate fuori il vitello ingrassato e ammazzatelo; mangiamo e rallegriamoci, 24 perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato". E si misero a fare grande festa.” (Luca 15:20-24 LND)

Forse non c'è un'immagine più bella di questa dell'amore di Dio verso un peccatore veramente ravveduto ! Questo padre, che chiaramente rappresenta Dio, riconosce che il figlio è ravveduto. Perciò, non aspetta che il figlio arrivi. Mentre il figlio è ancora lontano, il padre, non preoccupandosi della sua dignità, corre per andare incontro a suo figlio.

Il padre accoglie il figlio con grande amore ed affetto. Non lo tiene a distanza per un certo periodo. Il figlio, veramente ravveduto, confessa il suo peccato, e viene perdonato immediatamente e pienamente.

Anzi, nonostante quanto il suo peccato fosse grave nei confronti di suo padre, subito il padre lo accoglie pienamente. Infatti, il padre fa una grande festa, per la sua gioia di aver di nuovo con sé questo figlio che era perduto nel peccato.

Lezioni per Noi

Noi pecchiamo. Questo è chiaro. La domanda: che cosa facciamo quando pecchiamo? Come ci comportiamo?

Cerchiamo di negare il nostro peccato?

Ammettiamo il peccato, però poi ci scusiamo?

Rendetevi conto quello che produce il nostro peccato.

Ci danneggia, danneggia la vita delle persone intorno a noi. Diventa un cattivo padrone.

Rendetevi conto che il peccato ci separa da Dio.

SOLO Dio può soddisfare il nostro cuore. Solo se siamo riconciliati con Dio possiamo essere salvati, e non subire la condanna eterna per i nostri peccati.

Solo se siamo riconciliati con Dio possiamo avere la gioia della salvezza.

Per essere riconciliati con Dio, dobbiamo ravvederci veramente. Dobbiamo riconoscere la nostra colpa, senza cercare di scusarci. Dobbiamo assumerci la piena responsabilità dei nostri peccati. Dobbiamo confessarli a Dio, sapendo di aver peccato contro Dio.

Quando consideriamo il nostro peccato, è importante anche ricordare il cuore di Dio.

Certamente, i nostri peccati sono gravi, sono gravissimi. Ogni peccato è un terribile offesa contro Dio. Questo era il pensiero di Davide nel Salmo 51.

Se non confessiamo di cuore i nostri peccati, ci saranno conseguenze eterne come punizione. Non ci sono piccoli peccati. Il salario di ogni peccato è la morte, ovvero, la separazione eterna da Dio, nel tormento eterno.

Però, Dio è pronto a perdonare. Anzi, Egli non aspetta che noi arriviamo a casa, quando ci ravvediamo veramente di cuore, Egli corre per incontrarci. Egli trova immensa gioia nel perdonare, e nell' accogliere con amore, il peccatore pentito.

Quindi, chiudo con un invito: pensate all'esempio del giovane ricco. Pensate al fatto che il peccato promette quello che non può dare. È un duro padrone. Ravvedetevi, e andate a Dio, per il perdono che Egli dà, a chi è veramente ravveduto. Tornate a Dio, per conoscere la gioia della salvezza.

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