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Parabola: lavoratori diverse ore

di Marco deFelice, www.veravita.org, per mercoledì, 18 maggio, 2011 ---- cmd -----
parole chiave: la grazia, il nostro merito, salvezza, invidia.

Sei mai stato turbato perché avevi fatto di più degli altri? Magari c'era un lavoro da compiere, e certi hanno fatto poco, e tu hai fatto tanto, però dopo, gli altri hanno ricevuto la stessa approvazione che è stata data a te? Ti è mai successo una cosa simile, al punto che alla fine sei rimasto deluso?

Abbiamo bisogno di ricordare che siamo salvati per grazia, e che quando abbiamo fatto tanto, è solo per grazia. Non abbiamo mai alcun merito. Siamo i beneficiari della meravigliosa grazia di Dio.

Certamente, chi è salvato deve vivere come uno salvato, deve camminare nella luce. Dio ci chiama ad essere zelanti nelle buone opere. È molto importante che viviamo così.

Però, non siamo visti bene da Dio per qualche merito nostro. Non siamo amati perché abbiamo fatto molto per Dio. Purtroppo, è facile credere, spesso in modo subdolo, che Dio ci ama in base a quanto riusciamo a vivere per Lui. Non è così! L'amore di Dio per noi è fondato su Dio, non in base a quanto noi facciamo per Lui.

Certamente, capire più dell'amore di Dio ci stimola molto a vivere per Dio. Però, dobbiamo ricordare che è l'amore di Dio che ci stimola a vivere per Lui. NON è il nostro impegno che ci stimola ad amarLo.

Per capire meglio questa verità, vogliamo considerare insieme una parabola di Gesù, che troviamo in Matteo 20.

È importante capire che ogni parabola insegna una verità centrale. Spesso, ci sono dettagli che non sono insegnamenti in sé, servono solo per dare un contesto alla storia. Quindi, non dobbiamo cercare un significato in ogni dettaglio, piuttosto, dobbiamo capire qual è la verità principale di ogni parabola.

Perciò, quando leggi una parabola, dovresti chiederti: qual è il punto principale? Che verità o insegnamento c’è? Quando comprendi il punto principale, esamina la tua propria vita alla luce di quella verità.

Per capire la Parola in Matteo 20:1-16, dobbiamo riconoscere lo stretto collegamento fra questa parabola e l’insegnamento del capitolo 19. È tutto un insegnamento unico. Allora, leggo 19:27-30.

“27 Allora Pietro gli rispose, dicendo: "Ecco, noi abbiamo abbandonato ogni cosa e ti abbiamo seguito; che ne avremo dunque?". 28 Gesù disse loro: "In verità vi dico che nella nuova creazione, quando il Figlio dell’uomo sederà sul trono della sua gloria, anche voi che mi avete seguito sederete su dodici troni, per giudicare le dodici tribù d’Israele, 29 E chiunque ha lasciato casa, fratelli, sorelle, padre, madre, moglie, figli o campi per amore del mio nome, ne riceverà il centuplo ed erediterà la vita eterna. 30 Ma molti primi saranno ultimi e molti ultimi saranno primi,"” (Mat 19:27-30 LND)

Si potrebbe credere, da questo insegnamento, che la ricompensa sia una cosa meritata. Se fosse così, allora, Dio sarebbe un debitore verso chi vive bene la vita cristiana. Invece, Dio non è mai un debitore. Tutto ciò che riceviamo è per grazia. Anche la ricompensa che riceviamo è per grazia. Infatti, Gesù conclude dicendo a Pietro che molti primi saranno ultimi, e molti ultimi saranno primi. Non ci sarà un merito perché uno ha fatto tanto. Ciò che facciamo, lo facciamo solamente per grazia.

Per rendere questo insegnamento più chiaro, Gesù continua, e insegna la parabola che troviamo in Matteo 20:1-16. Leggiamo questa parabola, per capire che tutto ciò che riceviamo da Dio è per grazia. Inizio leggendo tutta la parabola:

“1 "Il regno dei cieli infatti è simile a un padrone di casa, che di buon mattino uscì per prendere a giornata dei lavoratori e mandarli nella sua vigna. 2 Accordatosi con i lavoratori per un denaro al giorno, li mandò nella sua vigna. 3 Uscito poi verso l’ora terza, ne vide altri che stavano in piazza disoccupati. 4 E disse loro: "Andate anche voi nella vigna e io vi darò ciò che è giusto" Ed essi andarono. 5 Uscito di nuovo verso l’ora sesta e l’ora nona, fece altrettanto. 6 Uscito ancora verso l’undicesima ora, ne trovò altri che se ne stavano disoccupati e disse loro: "Perché ve ne state qui tutto il giorno senza far nulla?" 7 Essi gli dissero: "Perché nessuno ci ha presi a giornata" Egli disse loro: "Andate anche voi nella vigna e riceverete ciò che è giusto"” (Matteo 20:1-7 LND)

Spiegazione

Come in tante parabole, il Padrone rappresenta il Signore. La piazza rappresenta il mondo. La vigna rappresenta la chiesa. Il Padrone assume delle persone per farle entrare al suo servizio. Anche oggi, il Signore salva delle persone per metterle al suo servizio. Ogni vero credente è chiamato a servire il Signore con la sua vita.

In questa parabola, il Signore mette le persone a lavorare nella sua vigna. Al tempo di Gesù, l'agricoltura era fatta a mano, perciò, servivano tanti operai. Servono molti operai anche nel regno di Dio.

Una delle verità più importanti da notare è che è stato il padrone ad avere avuto l'iniziativa di prendere gli operai per lavorare. Non sono gli operai che sono andati da lui per chiedere un lavoro. È il padrone che è andato in piazza, a cercarli.

Questi operai erano uomini disoccupati. Non avevano alcun merito loro. Quando Dio salva una persona, quella persona non ha alcun merito nei confronti di Dio.

Mi colpisce il fatto che il padrone non solo è andato in cerca di operai all'inizio della giornata, ma è tornato nella piazza volta dopo volta, finché era giorno.

Però, quando è arrivata la sera, non ne cerca più. Qui, vediamo il cuore di Dio, che offre la salvezza finché è giorno. Arriverà la sera, e non sarà più possibile per altri di entrare. Ma per ora, Dio ancora cerca. Dio cerca ancora, chiama i peccatori ancora alla salvezza. Quanto è importante accogliere la chiamata!

Come stavano questi uomini, prima che il padrone li avesse assunti? Stavano male. Non avevano la possibilità di creare lavoro per loro stessi. Erano destinati a soffrire. Non avevano di che mangiare né per loro né per le loro famiglie. Erano poveri e senza speranza. Andavano lì in piazza proprio perché non avevano lavoro, né speranze. Andavano lì per passare il tempo insieme, nella vana speranza che il giorno potesse portare qualche bene. Però, di solito, non c’era nulla di buono. Ma questo giorno era diverso.

I primi operai

Leggiamo i v.1-4. Voglio notare una differenza fra i primi operai, e quelli che il Padrone ha assunto nelle altre ore della giornata.

I primi hanno accettato l’offerta di lavoro, sapendo che lo stipendio era di un denaro al giorno. Non dico che non avevano fede nel Padrone, ma possiamo dire che capivano di più quella che sarebbe stata la loro paga alla fine della giornata.

Invece quelli che sono stati chiamati più tardi non sapevano a quanto ammontasse la loro paga. Si sono fidati interamente del Padrone. Notiamo ciò che il Padrone aveva detto a questi uomini: “Andate anche voi nella vigna e vi darò ciò che sarà giusto.” Ed essi andarono.

Qui, vediamo la fede. Andarono per fede. Capivano la loro condizione di essere bisognosi, e si fidavano della bontà del padrone. Non pretendevano nulla da Lui. Bastava la sua parola. Questi operai mostravano fede nella giustizia del Padrone. E non restarono delusi.

La chiamata di Dio è una chiamata a credere che Egli ci curerà, che ci benedirà. Quando uno accetta la chiamata di Dio, non vede ancora ciò che riceverà. Ma si fida del Padrone che darà la paga giusta.

I primi operai sapevano che avrebbero ricevuto un denaro. Un denaro era la paga giusta per un operaio di quel tempo. Era la paga degli operai normali. Era la paga di un soldato romano per il lavoro di un giorno.

Allora, se facciamo un confronto fra i primi operai, e tutti gli altri, i primi andarono a lavorare sapendo a quanto sarebbe ammontata la paga. Gli altri ci andarono solamente per fede nel Padrone. È importante tenere in mente questa distinzione.

il resto della giornata

Adesso, leggiamo da v.3-7, e vediamo come andò avanti la giornata.

“3 Uscito poi verso l’ora terza, ne vide altri che stavano in piazza disoccupati. 4 E disse loro: "Andate anche voi nella vigna e io vi darò ciò che è giusto" Ed essi andarono. 5 Uscito di nuovo verso l’ora sesta e l’ora nona, fece altrettanto. 6 Uscito ancora verso l’undicesima ora, ne trovò altri che se ne stavano disoccupati e disse loro: "Perché ve ne state qui tutto il giorno senza far nulla?" 7 Essi gli dissero: "Perché nessuno ci ha presi a giornata" Egli disse loro: "Andate anche voi nella vigna e riceverete ciò che è giusto"” (Matteo 20:3-7 LND)

Qui, come ho menzionato prima, vediamo il cuore di questo padrone. Egli uscì ripetutamente, per offrire lavoro a più persone possibili. Si impegnò tanto per poter accogliere sempre più persone.

Notiamo che il padrone stesso usciva per cercare operai. Sappiamo dal v.8 che egli aveva un fattore, un uomo che gestiva i suoi affari per lui. Leggo il v.8:

“Poi fattosi sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: "Chiama i lavoratori e paga loro il salario, cominciando dagli ultimi fino ai primi"” (Matteo 20:8 LND)

Però, nonostante che questo padrone avesse questo fattore, il padrone non lo mandò in piazza a cercare uomini. Il Padrone stesso è andato a cercare gli uomini.

Inoltre gli uomini della piazza non sono venuti da lui cercando lavoro. Il Padrone non ha mandato un servo in piazza per cercare uomini ma Egli stesso è andato in cerca di uomini, e non solo una volta, ma volta dopo volta, finché era giorno. Qui, vediamo molto del suo cuore.

Vediamo questo stesso cuore in Dio, che va in cerca delle pecore perdute. In Luca 15, Gesù racconta del pastore che va in cerca della pecora perduta. Quel pastore ha un immenso impegno di cercare la sua pecora. Questo Padrone ha un immenso impegno di cercare gli uomini bisognosi. Questo ci mostra qualcosa del cuore di Dio. La salvezza è sempre un'iniziativa di Dio.

il resoconto alla fine della giornata

Consideriamo adesso i vv. da 8 a 16, in cui troviamo la verità principale di questa parabola. Per prima cosa, Gesù spiega che arriva la fine della giornata. Leggo i vv. 8 e 9:

“8 Poi fattosi sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: "Chiama i lavoratori e paga loro il salario, cominciando dagli ultimi fino ai primi" 9 E, venuti quelli dell’undicesima ora, ricevettero ciascuno un denaro.” (Mt 20:8-9 LND)

Ricordando che Gesù aveva appena parlato con i discepoli della fine del mondo, è chiaro che la frase nel v.8 “Fattosi sera” rappresenta la fine del mondo e il giudizio finale.

Alla fine della giornata, il Padrone chiama tutti per pagare ciascuno. Secondo l’insegnamento di Dio nell'Antico Testamento, si doveva pagare l’operaio ogni giorno. Non bisognava mai mandare un operaio a casa senza avergli dato la paga, facendolo aspettare fino all’indomani. Non si pagava mai dopo 30 o 60 giorni. Questo Padrone, essendo un uomo giusto, pagava i propri operai al momento giusto.

Però, vediamo una cosa molto strana. Egli inizia a pagare quelli che erano arrivati per ultimi. Di solito, si pagava prima quelli che avevano lavorato tutto il giorno, e poi gli ultimi. Se avesse fatto così, i primi se ne sarebbero già andati, e non avrebbero visto la retribuzione che Egli aveva deciso di dare agli ultimi. Invece, il Padrone chiama per primi gli ultimi, per pagarli.

Quando arrivano quelli dell’undicesima ora, il Padrone paga loro un denaro ciascuno! Questa è una cosa incredibile! Un denaro era la paga di una giornata intera. Essi avevano lavorato solamente un’ora, ma ricevettero la paga di una giornata intera. Questa è pura grazia!

Il testo non lo dice, ma si può ragionevolmente presumere che anche quelli che avevano lavorato 3, 6 e 9 ore ricevettero ciascuno di loro un denaro.

Quando tutti gli altri furono pagati, arrivò il turno di coloro che erano stati assunti per primi a lavorare. Leggiamo ciò che succede:

“10 Quando vennero i primi, pensavano di ricevere di più, ma ricevettero anch’essi un denaro per uno. 11 Nel riceverlo, mormoravano contro il padrone di casa, 12 dicendo: "Questi ultimi hanno lavorato solo un’ora, e tu li hai trattati come noi che abbiamo sopportato il peso e il caldo della giornata". 13 Ma egli, rispondendo, disse a uno di loro: "amico, io non ti faccio alcun torto; non ti sei accordato con me per un denaro? 14 Prendi ciò che è tuo e vattene; ma io voglio dare a quest’ultimo quanto a te. 15 Non mi è forse lecito fare del mio ciò che voglio? O il tuo occhio è cattivo, perché io sono buono?"” (Matteo 20:10-15 LND)

Quando i primi videro che gli ultimi avevano ricevuto un denaro, erano assolutamente convinti che, avendo lavorato tutto il giorno, avrebbero ricevuto di più di un denaro. Perciò, quando furono pagati anche loro con un denaro, furono molto scontenti.

Qui, è molto importante notare una cosa. Notiamo ciò che questi uomini dissero, mormorando contro il Padrone. Leggo i vv.11,12:

11 Nel riceverlo, mormoravano contro il padrone di casa, 12 dicendo: "Questi ultimi hanno lavorato solo un’ora, e tu li hai trattati come noi che abbiamo sopportato il peso e il caldo della giornata".” (Matteo 20:11-12 LND)

Questi operai erano scontenti. Perché?

La loro scontentezza non era causata della quantità della loro paga. Non erano scontenti perché non erano stati trattati bene. La loro scontentezza derivava dall’invidia.

Cioè, erano turbati nel cuore, non per qualche ingiustizia fatta a loro, ma per qualche grazia elargita agli altri!!

Che cuori malvagi!

Infatti, ascoltiamo come il Padrone rispose loro:

“13 Ma egli, rispondendo, disse a uno di loro: "amico, io non ti faccio alcun torto; non ti sei accordato con me per un denaro?

Notate ciò che disse: “Amico, non ti faccio alcun torto!” Il Padrone stava agendo con giustizia con quelli della prima ora. Anzi, più che giustizia! Avevano dimenticato che erano stati disoccupati, senza speranza. Il Padrone era venuto in cerca di loro, e aveva provveduto loro un lavoro — non per merito loro, ma per grazia! Allora, il fatto che avevano potuto lavorare tutto il giorno era una grazia, una cosa non meritata!

Inoltre, il Padrone aveva spiegato loro le condizioni del lavoro, e avevano accettato senza problemi. Non avevano avuto problemi perché le condizioni erano buone, perché il Padrone era un uomo giusto ed equo. In più, non era come alcuni che facevano tante storie prima di pagare. Egli pagava appena si faceva sera! No no, non avevano neanche un motivo valido per mormorare. Erano spinti dal peccato di invidia.

Poi, il Padrone disse loro:

14 Prendi ciò che è tuo e vattene; ma io voglio dare a quest’ultimo quanto a te. 15 Non mi è forse lecito fare del mio ciò che voglio? O il tuo occhio è cattivo, perché io sono buono?"” (Matteo 20:13-15 LND)

Cosa stava dicendo in questo momento il Padrone?

Qui, c’è una lezione molto, molto molto importante per noi.

Dio non promette mai di trattarci tutti in modo uguale. Dio non permette mai che ogni figlio suo abbia le stesse benedizioni, e gli stessi problemi, e la stessa grazia, di altri figli suoi.

Dio cura ciascuno in modo particolare, speciale, perfetto.

E perciò, non dovremmo mai confrontarci con gli altri, per vedere se hanno più o meno benedizioni di noi, o più o meno problemi e prove di noi. Tutto queste cose dipendono dalla sovrana volontà di Dio.

Io sono un pastore. Non posso confrontarmi con altri pastori per vedere se essi vengono trattati meglio di me, o se hanno più doni spirituali di me, se vengono pagati più di me, se hanno meno malattie di me, o se curano una chiesa più grande, o con meno problemi. Io devo riconoscere la bontà di Dio nella mia vita, e non fare confronti. Anzi, se pensassi bene, per merito mio, avrei solamente il giudizio eterno. Invece, ho ricevuto la chiamata di diventare un figlio di Dio. In più, ho il privilegio di servire il Signore. Allora, come potrei fare confronti? Non è Dio libero di dare ciò che vuole a chi vuole? Certo che sì!

Allora, anche tu non devi fare confronti. Non devi stare lì a pensare che tu hai dovuto sopportare il peso della giornata e soffrire il caldo, come dicevano quei primi operai. Se Dio ha scelto di permettere che tu soffra quelle cose, è stato giusto nel farlo. Egli sa la cosa giusta per ciascuno. Invece di fare confronti, bisogna riconoscere la grandezza della grazia che abbiamo ricevuto.

A questo punto, notate il peccato dei primi operai che il Padrone dichiara:

v.15 O il tuo occhio è cattivo, perché io sono buono?

In altre parole, il padrone sta dicendo: tu giudichi essere sbagliato che io sia buono? Tu vedi di mal occhio che io usi la grazia?

Questo è un forte rimprovero da parte di Dio. Prima di tutto, mormorare contro la provvidenza di Dio equivale a dire dire, indirettamente, che a nostro parare, non è lecito che Dio faccia ciò che ha fatto. Che peccato grave è questo! Chi siamo noi di dire a Dio che non dovrebbe mostrare grazia a qualcuno, nella quantità che vuole Lui?

Inoltre, la frase “O il tuo occhio è cattivo, perché io sono buono?” significa: tu hai invidia che io sia buono? Gli operai della prima ora avevano ricevuto la grazia del Padrone, perché erano stati assunti per grazia. Invece, essi cominciavano a credere che ciò che avevano avuto fosse per merito loro. È per questo che cominciarono ad avere invidia per ciò che gli altri ricevettero.

Qual è la cura per un peccato così grave? Come possiamo evitare noi di cadere nello stesso peccato? Come possiamo evitare di avere invidia quando gli altri ricevono la grazia di Dio, magari ricevendo alcune benedizioni più di noi, o meno di certi problemi?

La chiave per evitare questo brutto peccato è di ricordare che tutto ciò che abbiamo di buono viene da Dio come dono. Tutte le nostre capacità, tutta la nostra forza, tutta la nostra intelligenza, tutte le nostre opportunità, vengono tutte da Dio, e sono doni, fatti per grazia. Allora, se ricordiamo questa verità, e ricordiamo che per merito nostro dovremmo ricevere soltanto del male, allora considereremo la grazia che Dio usa verso gli altri come qualcosa di bello.

Modi di ricordare la grazia di Dio in noi

È importante ricordare che noi siamo i beneficiari della grazia di Dio.

Ricorda che TU non hai cercato Dio per primo, per primo Dio è venuto in cerca di te. Egli ha operato nel tuo cuore affinché tu Lo cercassi.

Che speranza avremmo avuto se Dio non fosse venuto a cercarci? Romani 3:10,11 dichiara:

“come sta scritto: "Non c’è alcun giusto, neppure uno.” (Romani 3:10 LND)

In Giovanni 6:44 Gesù dice :

“Nessuno può venire a me, se il Padre che mi ha mandato non lo attira, e io lo risusciterò nell’ultimo giorno.” (Giov 6:44 LND)

Credente, tu sei salvato perché Dio ha operato in te!

Per quanto riguarda come Dio tratta gli altri, non ha Dio il diritto di fare ciò che vuole? E non è tutto ciò che Dio fa giusto, perché Dio è giusto? Chi siamo noi di mormorare contro ciò che Dio fa? Ascoltiamo ciò che dichiara la Parola di Dio riguardo a questo, parlando della scelta di Dio di salvare alcuni. Leggo da Romani 9:14.

“14 Che diremo dunque? C’è ingiustizia presso Dio? Così non sia. 15 Egli dice infatti a Mosé: "Io avrò misericordia di chi avrò misericordia, e avrò compassione di chi avrò compassione". 16 Non dipende dunque né da chi vuole né da chi corre, ma da Dio che fa misericordia. 17 Dice infatti la Scrittura al Faraone: "Proprio per questo ti ho suscitato, per mostrare in te la mia potenza e affinché il mio nome sia proclamato in tutta la terra". 18 Così egli fa misericordia a chi vuole e indurisce chi vuole. 19 Tu mi dirai dunque: "Perché trova ancora egli da ridire? Chi può infatti resistere alla sua volontà?". 20 Piuttosto chi sei tu, o uomo, che disputi con Dio? La cosa formata dirà a colui che la formò: "Perché mi hai fatto così?". 21 Non ha il vasaio autorità sull’argilla, per fare di una stessa pasta un vaso ad onore e un altro a disonore? 22 E che dire se Dio, volendo mostrare la sua ira e far conoscere la sua potenza, ha sopportato con molta pazienza i vasi d’ira preparati per la perdizione? 23 E questo per far conoscere le ricchezze della sua gloria verso dei vasi di misericordia, che lui ha già preparato per la gloria, 24 cioè noi che egli ha chiamato, non solo fra i Giudei ma anche fra i gentili?” (Romani 9:14-24 LND)

Non prendiamo il tempo di considerare a fondo questo brano. Voglio solo notare il punto principale: Dio è sovrano, e può fare ciò che vuole. Tutto ciò che Dio fa è giusto, e l’uomo non ha diritto di chiedere a Dio il perché, cioè, non ha diritto di insistere che Dio si spieghi. Dio non deve spiegarsi con noi, perché il Sovrano Signore di tutto può fare ciò che vuole, perché Egli è giusto!

Allora, alla luce di questo, possiamo vedere che questi operai della prima ora erano malvagi. Avevano dimenticato che anche loro avevano ricevuto la grazia del Padrone. Quante volte anche noi lo dimentichiamo!

Quando il nostro cuore riconosce la grazia di Dio nei nostri confronti, allora, possiamo gioire quando gli altri ricevono la grazia di Dio. Questo è un frutto della vera salvezza. Leggo qualche brano:

“Rallegratevi con quelli che sono allegri, piangete con quelli che piangono.” (Romani 12:15 LND)
“3 non facendo nulla per rivalità o vanagloria, ma con umiltà, ciascuno di voi stimando gli altri più di se stesso. 4 Non cerchi ciascuno unicamente il proprio interesse, ma anche quello degli altri.” (Filippesi 2:3-4 LND)

Così gli ultimi saranno primi, e i primi ultimi

Torniamo ora al nostro brano in Matteo 20. Voglio notare ciò che Gesù dichiara dopo aver detto questa parabola. Leggo Matteo 20:13-16

“13 Ma egli, rispondendo, disse a uno di loro: "amico, io non ti faccio alcun torto; non ti sei accordato con me per un denaro? 14 Prendi ciò che è tuo e vattene; ma io voglio dare a quest’ultimo quanto a te. 15 Non mi è forse lecito fare del mio ciò che voglio? O il tuo occhio è cattivo, perché io sono buono?" 16 Così gli ultimi saranno primi e i primi ultimi, perché molti sono chiamati, ma pochi eletti".” (Matteo 20:13-16 LND)

Il Signore dice: “vattene”. Manda via questo operaio.

Poi, nel v.16, dichiara: “Così gli ultimi saranno primi e i primi ultimi, perché molti sono chiamati, ma pochi eletti”.

Molti sono chiamati, accettano la chiamata, esternamente, fanno professione di fede, e dicono di essere credenti, ma non credono mai veramente nella grazia. Credono di meritare qualcosa da Dio. Per questo, possono mormorare e lamentarsi quando Dio mostra grazia ad altri. Non sono veramente eletti, non hanno il cuore cambiato.

Chi è così, pur vivendo una vita corretta, e impegnandosi nelle cose di Dio, al giorno del giudizio troverà che non ha mai conosciuto la grazia di Dio, e perciò, in quel giorno, sentirà dire: “Vattene via da me!” In Matteo 7, Gesù dichiara che dirà queste parole al giorno del giudizio a molti, che credono di meritare qualcosa da Dio.

Gli ultimi saranno primi, e i primi ultimi. Ci saranno coloro che credono di meritare lode da Dio, perché hanno fatto molto per Lui. Ma avendo questa convinzione, saranno gli ultimi, non saranno salvati da Dio.

Ci saranno invece gli ultimi, coloro che sanno di non meritare nulla, che si aggrappano a Cristo, fidandosi della sua bontà e grazia. Quelli saranno i primi, saranno accolti per grazia nella presenza di Cristo.

O che possiamo riconoscere che non abbiamo alcun merito nella presenza d Dio, e che possiamo perciò aggrapparci totalmente alla grazia di Dio, e così giudicare essere una cosa molto buona quando Dio mostra la sua grazia nella vita degli altri!

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